
L’immaginazione mi accompagna da sempre… senza di lei non riuscirei ad andare avanti.
Spesso pero’ si rivela un problema… le mie convesazioni immaginarie vanno in un senso, la realta’ invece spesso e volentieri va nel senso opposto.
Brezsny si rivela comunque sempre profetico… almeno lui.
L’altra sera mi e’ stato fatto un regalo inaspettato: un libro.
Sono sempre contento quando mi regalano un libro.
Eravamo usciti cosi’, per mangiare una pizza e fare due chiacchiere… e la serata si e’ conclusa inaspettatamente tornando a casa in bicicletta con l’espressione compiaciuta di quei bimbetti a cui hanno appena regalato le caramelle buone.
Il valore del gesto e’ ancora piu’ grande perche’ e’ venuto cosi’ dal nulla: non c’era motivo, non c’era ricorrenza, non c’era ragione alcuna… pero’ e’ arrivato. Ed e’ una delle cose piu’ belle che mi siano successe ultimamente.
Ha anche un titolo bellissimo: “La schiuma dei giorni” .
E la persona che me lo ha regalato l’ha gia’ letto; quindi il regalo acquisisce ancor piu’ valore perche’ vuol dire che vuole condividere con te qualcosa che le e’ piaciuto.
Mi ha detto “Questo libro e’ musica…”.
Ed io non vedo l’ora di iniziare ad ascoltarla.
Di ritorno da un concerto omaggio ai Beatles… che si e’ chiuso cosi’…
I was trying to catch your eyes
Thought that you was trying to hide
I was swallowing my pain
I was swallowing my painI didn’t mean to hurt you
I’m sorry that I made you cry
Oh no, I didn’t want to hurt you
I’m just a jealous guy
I’m just a jealous guy
Ecco, grazie al consiglio dell’amico “che ne sa“, posso cambiare loop nell’iPod.
Da domani si va al lavoro in compagnia di Bright Eyes.
Ho voglia di condividere questa bellissima cover…
…perche’ e’ una settimana che ascolto Emiliana Torrini e non riesco a smettere
…perche’ un pomeriggio all’improvviso te la senti suonare da un sassofonista nero, per le vie del centro
…perche’ le parole caddero come gocce di pioggia, e riecheggiarono nei pozzi del silenzio
but my words, like silent raindrops fell…
and echoed in the well of silence
Per tutte le volte che avresti voluto…
Per tutte le parole non dette, sussurrate o solo pensate…
Per tutta l’aria che hai trattenuto nei tuoi polmoni…
Per i sogni dimenticati, e per tutti quelli rinnovati…
Per tutte le persone che hai cercato di essere, e per quelle che sei riuscito invece a vivere…
Per tutte le volte che hai trovato qualcosa, e per tutte le volte in cui l’hai persa…
Per tutte le volte che non c’eri, e per quelle in cui non ci saresti dovuto essere…
Per tutte le volte che…
Ancora piove. Sono già due giorni.
Due giorni che il cielo piange.
Due giorni che vado a letto tardi; molto. E mi sveglio presto; molto.
Continuo ad uscire di casa dimenticandomi l’ombrello.
Tutte le mattine faccio lo stesso percorso. Stessa strada. Stesso passaggio pedonale. Stesso lato della strada. Sono abitudinario. Forse perché la consapevolezza del’ignoto un po’ smarrisce. Al contrario, la vecchia strada, monotona e conosciuta, un po’ rassicura.
E camminando riconosco dettagli. Privi di significato alcuno, per molti. Ma immancabili riferimenti cittadini, per il sottoscritto.
Percorro tutto cullato da quel cuscino ovattato che crea la musica che sto ascoltando con le cuffiette, e mi accorgo che in realtà non sto camminando. Semplicemente mi sto lasciando trasportare. Ne più ne meno mi trovo sul nastro trasportatore che mi porterà a destinazione. Quasi fossi all’aeroporto.
E mi guardo intorno. Da spettatore non curante.
Ancora piove. Sono già due giorni.
Ma oggi mi sono ricordato l’ombrello.
L’inerzia dell’aria sotto il ramo dell’eco.
L’inerzia dell’acqua sotto una fronda di stelle.
[...]
Ci sono sere che passi in compagnia dell’inerzia di te stesso. Ti aggiri per casa senza una meta.
Ti siedi. Ti alzi. Ti risiedi. Mangi qualcosa. Guardi qualcosa. Leggi qualcosa. Ascolti qualcosa…
Ed e’ proprio in quel momento perfetto, quando quella melodia ti risolve tutto, che forse trovi il senso delle cose.
Qui in primavera, le stelle navigano il vuoto;
Qui nell’inverno ornamentale
Il nudo cielo viene giù a rovesci;
L’estate seppellisce l’uccello nato in primavera.I simboli provengono dal lento costeggiare dell’anno
Le rive di quattro stagioni;
Fuochi di tre stagioni insegnano in autunno
E note di quattro uccelli.Dovrei distinguere l’estate dagli alberi, i vermi,
Se lo fanno, narrano le tempeste dell’inverno
O il funerale del sole;
Dovrei imparare la primavera dal canto del cuculo
E la lumaca mi dovrebbe insegnare distruzione.Un verme racconta l’estate meglio dell’orologio,
La lumaca è un vivente calendario di giorni;
Che cosa mi dirà se un insetto senza tempo
Dice che il mondo lentamente si consuma?(Dylan Thomas)
But I’m a creep, I’m a weirdo.
What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
E cosi’ tutto continua a scorrere… tutto va avanti…
In questo strano registratore il nastro continua ad andare in Play; non ci sono tasti “Pause” e la cassetta continua a girare. Girare. Girare…
E cosi’ ci sono momenti in cui avresti bisogno solo di alzare il volume a livello indecente. Per non ascoltare. Per non ascoltarti. Per non sentire la tua voce.
Ogni tanto vorrei che non ci fosse il bisogno di parlare, per comunicare. Vorrei che fosse tutto cosi’ semplice come uno sguardo; come un sorriso.
Come una giornata di primavera in pieno inverno. Ti sorprende. Ti spiazza. Ti fa stare bene.
A volte basta poco. Come un sorriso.
A volte no.
and so it is,
just like you said it would be…
life goes easy on me
most of the time…
Lascio a te queste impronte sulla terra
tenere dolci, che si possa dire:
qui è passata una gemma o una tempesta,
una donna che avida di dire
disse cose notturne e delicate,
una donna che non fu mai amata.
Qui passò forse una furiosa bestia
avida sete che dette tempesta
alla terra, a ogni clima, al firmamento,
ma qui passò soltanto il mio tormento.
Ciao

Cercasi torre del terrore… pero’ soffro di vertigini…
Dopo un discreto numero di notti passate su questo mondo, sufficientemente lungo per accumulare tutto un discreto bagaglio di informazioni su di esso e ciò che ci circonda, puo’ anche venire naturale che uno si fermi e faccia un bilancio.
Sara’ forse la classica crisi del trentenne moderno.
Ho bisogno di confermare risposte che nemmeno io so da quali domande siano scaturite.
Il problema e’ forse la percezione che noi, e gli altri, abbiamo di noi stessi. Ci vediamo con occhi che riflettono lo sguardo di altri. Ci vediamo come vorremmo vederci visti dagli altri. Siamo Uno, Nessuno e Centomila diceva Pirandello. Siamo le migliaia concezioni che gli altri hanno di noi.
Cerco perennemente di modificare i fattori esogeni sperando cosi’ di sentirmi meno, irrimediabilmente, imperfetto. Ma e’ impossibile riuscire a gestire tutto. E spesso e’ sbagliato. Pare che il mondo giri lo stesso senza la nostra supervisione. Anzi, per fortuna.
In realta’ sarebbe tutto piu’ semplice accettarci cosi’ come siamo.
Per dirla con le parole di Schopenhauer:
La qualità più utile alla nostra felicità è quella di bastare a noi stessi, di essere tutto a noi stessi in ogni cosa e di poter dire omnia mea mecum porto.
Sarebbe tutto piu’ semplice… e invece…

“Essere capiti non e’ la cosa piu’ importante nella vita”…
Il diluvio e’ arrivato… non esattamente come quello profetizzato… anche se me l’aspettavo… a queste cose non si e’ mai veramente preparati.
Non sono mai stato capace di dire (o fare) la cosa giusta al momento giusto… Arrivo sempre dopo… Ci penso (e ripenso, e ripenso, e ripenso) sempre dopo…
Qualunque cosa, detta o fatta, viene interpretata quasi sempre all’esatto contrario di quello che voleva essere…
in questo, oramai riconosco ahime’ di essere mio malgrado un campione…
L’arte di perdere i treni importanti e’ un beffardo appuntamento che mi richiama ciclicamente all’appello… ed io sono sempre presente… purtroppo.
Evidentemente non sono cosi’ bravo come Brezsny ad interpretare i presagi astrali… ed a sfruttare queste fortune.
Non c’e’ nessuno che possa capire.
Forse non c’e’ niente da capire.
Forse non e’ cosi’ importante essere capiti.
A questo punto si puo’ tirare solo una conclusione: il problema sono Io…
“E mi tocca vivere con me stesso ventiquattr’ore al giorno…”



















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